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20 febbraio ___mio jEko.Non v’è depressione che possa uccidermi, non ancora. Non v’è uomo che possa dilaniarmi, non ora. Non vi sono mani utili a sotterrare il mio corpo, nè magiche spade a trafiggere la mia anima. Un urlo, una gioia, un pianto ed un sorriso. Tutto ciò. Potrebbe iniziare presto, molto molto presto. Ignorante ed indiferrente ai sentimenti intorno, presente ed interessata al momento di farsi contenta. Egoista. Egoista. Egoista. Che vuole le cose tutte per sè. Vuole lui tutto per sè. Vuole lui, mezzo per farla gioire. Vuole lui, il suo via a Tutto Ciò. E lei non aspetta altro che Tutto ciò possa avere finalmente Inizio. Datele il suo jEko, cosìcchè anche lei possa diventare mortale dopo aver baciato le labbra del suo Principe. Solamente in quell’istante lei sarà pronta a diventarlo.
Annie(pomposa) 06 febbraio Friz. L'amore nel passato.
Friz chiuse la lettera con la gola asciutta e la fronte madida di sudore gelato. Si guardò intorno, quasi come se si aspettasse di vederla coricata sul letto, a sorridergli e a dirgli che era tutto uno scherzo. Gli occhi indugiarono sull’orologio che segnava le sette di una sera afosa e piatta. Era l’ora del bar con gli amici alla quale, quella sera, non avrebbe partecipato. Il suo pensiero si posò per un attimo sul suo migliore amico, Albert, e al suo giustificare in modo ironico l’assenza di Friz agli altri amici presenti. L’amavo, tornò a pensare poi, e ho capito di amarla già nel momento in cui la seguii fischiettando dal nervoso, quel pomeriggio, per la strada, invitandola poi a passeggiare insieme. Lei era l’amore in persona, continuò con il suo flusso di pensieri, ed io, per lei, un semplice farmaco. “Quel giorno che accettai di passeggiare con te...” Friz riprese alcuni passaggi della lettera “...lo feci solo perchè il dottore mi aveva appena consigliato di trovarmi un amante, che mi facesse vivere serena e sicura. Solo così avrei potuto ritrovare la mia voce da cantante professionista e tornare a fare spettacolo. Ed è grazie a te che ora...” alzò nuovamente lo sguardo. Friz non piangeva, non ancora, attraversato da troppe emozioni quali la rabbia, la delusione, ancora l’amore, però infranto e poi subito il vuoto che accolse con compassione le lacrime. Come ogni artista lei aveva scelto di percorrere la strada dell’arte senza preoccuparsi dei mezzi utili per andare avanti, mettendo così in gioco anche i sentimenti altrui. Guardò ancora la lettera, con gli occhi colmi di lacrime e di dolore. Non credeva al fatto che anche lei stesse male nel prendere la decisione di andarsene. Lei è protetta, si disse, dal suo scudo di brutale egoismo. Pensava di avere un fiore tra le mani, un fiore da cui ricavare il nettare per sopravvivere. Invece si era solo illuso, era lui il fiore e quella donna non era altro che l’ape. Il sorriso dell’amico Albert invase per qualche istante la mente di Friz ma non riuscì a sovrastare il pensiero di lei. Se la immaginò mentre scriveva quelle parole, la valigia pronta sul letto e il cuore batterle forte per l’eccitazione e la voglia di andare. Mentre cercava le parole giuste per dirgli addio, che il suo compito da medicinale era finito. Singhiozzando accortocciò la lettera, preso dall’ira incotrollabile. Si alzò dalla sedia dirigendosi verso il mobile, urtando qualunque cosa che intralciasse il pavimento. Aprì un cassetto ed estrasse una pistola, con mano tremante e la puntò alla propria tempia. Nei trenta secondi che seguirono varie immagini di lei gli passarono davanti, così belle e piene d’amore che quasi sorrise. Ma, pensò, se quel giorno non fossi stato io, sarebbe potuto essere chiunque altro. Non mi amava, aveva bisogno di me. Proprio come l’ape ha bisogno del nettare. Premette il grilletto ponendo fine ad ogni suo singolo pensiero.
Martedì mattina la professoressa di italiano ci ha letto un pezzo di un romanzo di tempi passati scritto in prima persona da Albert, l’amico di Friz. Albert scopre come mai l’amico si suicidò trovando la lettera della sua donna e leggendola. Non so di che romanzo si tratti però non credo che l'autore abbia creato il suicidio di Friz. Non importa. L'ho creato io.
Annie.
02 febbraio Annie.
Toc toc? E’ permesso? Intorno solo il buio, ma lei è coraggiosa, cambiata e felice. Quel posto, come lo ha lasciato, l’ha trovato. Non ne ha paura. Non ha paura di ricominciare. Torna a testa alta. Tutto le va bene. Anche se solo lei ne va fiera, anche se solo lei si ringrazia. Si, a volte è ancora triste e si innervosisce per nulla, però sa che in lei qualcosa di migliore c’è. E prima o poi se ne accorgerà anche chi le sta intorno. E se non accadrà, lei è felice lo stesso. In tutto questo tempo lei ha rimesso a posto la propria vita, ha messo in ordine il suo tempo, si è anche impegnata per andare bene. In tutto questo tempo lei ha cominciato ad amare, anche se lo nega, perchè in lei, comunque, non è sparita la paura dell’Amore. Ma lei sta bene. Nonostante tutto, lei viene ancora trattata male, da pessima, ma lei ha imparato a farci l’abitudine. E sa che qualcuno le vuole bene. Qualcuno che la sostiene c’è. Qualcuno non l’ha mai neanche lasciata andar via, l’ha seguita. Qualcuno la sta ritrovando proprio ora, leggendo queste parole. Lei sorride, si mordicchia le labbra, ma è quieta. Le importa stare bene e mantenere questo stato di serenità. Senza preoccuparsi di chi potrebbe solamente essere un peso negativo. Senza perder tempo dietro a chi non ha mai avuto una misera considerazione di lei. E senza far perdere tempo a qualcuno che lei non potrebbe considerare. È comunque un essere umano, lei. Che va. E che viene.
Annie. |
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