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21 maggio

Alziamoci.

Dammi un motivo e io ti do tutte le risposte che vuoi.
 
L'Amore è una sedia sulla quale l'uomo si riposa dopo essersi affannato per raggiungerlo.
Non so se hai mai notato la differenza, netta, che divide l'Amore non ricambiato a quello ricambiato.
Nella fase che coinvolge un individuo, innamorato di un altro individuo, da conquistare, le corse e i salti mortali che si fanno sono enormi e numerosi. L'innamorato è sempre così presente, premuroso, dolce, ti sveglia la mattina e ti culla la sera; trova sempre le parole più adatte per dirti anche solo ciao, anzi non sta mai zitto. E' un vero sogno per chi ne è vittima, tanto che arriva quel giorno, inesorabilmente che la scintilla scatta anche dalla parte dove non c'era, e nasce il cosidetto Amore.
Ma signori, siamo uomini, quindi com'è possibile che una favola come questa possa continuare? Infatti, finisce. Nello stesso istante in cui termina la corsa e l'uomo si siede sul suo trofeo. Sull'Amore, sul mio Amore, sul Tuo, sul Vostro. Ti siedi Tu, mi siedo io, Vi sedete Voi.
Ormai lo scopo è raggiunto, tutto ciò che bisogna fare è amare. Da fermi. Ed è molto più comodo che farlo in movimento.
Ma io mi chiedo! Perchè smettere di correre? E' come smettere di viverla, una storia. E mi rispondo, ponenondomi altre domande: e se io ti amassi con un eterno dubbio? Dovrai rincorrermi a vita. Così sarà un vero godimento, una cosa che varrà la pena di vivere! A questo punto l'Amore non potrebbe semplicemente rimanere un sogno irrangiungibile per l'umanità? Così, a voglia se corriamo. Senza mai fermarci. Senza mai stancarci di nutrirci e nutrire di e con esso. Godendo a pieno il vero e puro Amore. Ci possiamo provare? Fortunato chi riesce. Uomo, chi no.
Ma tornando alla mia richiesta e alla mia motivazione: il bisogno di correre verso un Amore che non c'è mi logora; sento del peso sul mio Amore, qualcuno deve essersi seduto. Non posso, non riesco a correre ancora, e nessuno vuol farlo con me. Perchè ormai, siamo tutti, siete tutti seduti.
 
Allora? Questo modo veloce e dolorosamente dolce per morire quel'è?
 
 
 
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PIANGO ALL'IDEA DI VOLER MORIRE COSI' UN GIORNO ASSAI VICINO.
MA PIANGO ANCHE ALL'IDEA DI DOVER VIVERE. SENZA POTER VOLARE.
 
Annie.
 
 
 
[Non è per forza uno scritto AUTOBIOGRAFICO]
17 maggio

INUMANAMARE.

Non c’era una volta. Non c’è ora. E non ci sarà in futuro. Tutto quello che uscirà scritto in questa pagina non esiste, non è cosa per l’uomo, ma io mi spingo verso limiti che non esistono e qui lo dico e qui lo nego, io oggi amo come se non facessi parte dell’umanità. E tu amerai insieme a me.

Perchè ad un certo punto due persone si ritrovano in una parte della loro vita rendendosi conto di aver amato solo una volta. Solo una volta l’Amore ha colpito il loro cuore, l’Amore quello che non esiste, quello fatto anche solo di sguardi, di carezze, di sorrisi e sussurri. Un Amore che ora è vacuo anche per loro, e che manca molto.

Due persone differenti in tutto e per tutto, ma con esigenze così simili, alla ricerca di quel sentimento che tutti facilmente, troppo facilmente, chiamano Amore, ma che nessuno sa provare, vivere, sentire dentro.

La loro storia esiste, ma non c’è, non qui. E’ molto semplice, ma non prevedibile.

Lui si ritrova a vedere in Lei ciò che lo pervase un’unica volta nella vita. E viceversa. Ma i due non si amano, e non vivono per sempre felici e contenti. Lei ama ciò che ricorda guardandolo, parlandogli. Lui ama in Lei il ricordo. Non può amarla diversamente, non può amarla nel significato puro e vero del sentimento, può amarla solo col bisogno di averla ma con la consapevolezza che mai l’avrà. Rimanendo così fermamente convinto che l’Amore in fondo esiste, senza poterlo mai afferrare, dandosi così un motivo di vita.

Lei lo ama senza volerlo, senza la possibilità di averlo, ma con il forte bisogno di amarlo. Di saziarsi, di nutrirsi di Lui.

Si amano così. Come l’uomo non sarebbe mai in grado di fare, perchè l’uomo ha bisogno della carne, del contatto, perchè l’uomo vuole il presente e vuole i fatti, l’uomo è avido di sentire il piacere invadere le proprie viscere, e all’uomo non importa dei sentimenti che potrebbe aver provato in passato, all’uomo resta solo il ricordo del dolore mentre il ricordo della gioia va sempre scemando, perchè egli ne vuole ancora, ora, al presente, sempre di più, e ancora, e ancora...E lo stesso uomo probabilmente si sentirà offeso a leggere tal parole.

Il loro Amore-ricordo li rende vivi, li rende unici e speciali, li unisce, li rende fieri e li porta fuori dai limiti della mente ottusa, perchè loro non vogliono fari sopraffare dalle abitudini e dalle usanze di un mondo che non li appartiene, ma che li ha caricati sopra lo stesso, continuando a girare anche con due esseri nettamente diversi.

 

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Annie.

11 maggio

Una Piccola incompresa ^_^

 
Cosa c'è di meglio del calore che, in pieno inverno, la mattina, uno sente ancora sotto le coperte?
E cosa c'è di peggio che la propria mamma che ti scopre fino ai piedi, spazzando in cinque secondi il calore acquisito in 10 ore di sonno? Semplicemente niente! E lo sa pure una bambina di 4 anni, una mattina come tante, svegliata bruscamente dalla mamma in questo modo orrendo.
E di andare all'asilo non ne ha voglia, figuriamoci di scendere da quel letto. Cerca disperatamente di tirare su quelle maledette coperte. Ma la mamma le trattiene! Un mattino ha anche provato un trucchetto: svegliarsi poco prima, pizzicarle sotto il mento, e aspettare trionfante l'arrivo della mamma. Ma la santa donna ha una forza sovraumana, tira le coperte e... - AHIA!!!- una bella striscia rossa fimmeggiante sul collo. Un bruciore assurdo. Idea scartata!
Quella mattina la piccola sente anche un pò di fastidio alla pancia, ma inutile: all'asilo si va. E la mattinata vola tra giochi con gli altri bambini, preghierine, suore di qua e suore di la. Amen!
Poco dopo pranzo, prima del sonnellino, il mal di pancia si fa risentire, e stavolta molto forte. Che fare? Neanche il tempo di pensarci che...Si, insomma: decide che conservare la cacca nelle mutande è meglio che correre fino in bagno.
- Annalisa, ti sei fatta la cacca addosso?- le chiede la suora, annusando l'aria, mentre la corica nel suo letto.
- No no!- risponde la piccola. Fiu, salva! La suora ci crede. Passa un bel sonnellino a girarsi e rigirarsi (spalmando bene il contenuto delle mutande) quando è ora di svegliarsi e di andare in bagno a fare la pipì. Dramma! Entrare nel bagno significa tirarsi giù i pantaloni, e avendo la cacca ormai al livello delle ginocchia, è un guaio assurdo. Nessun problema per la bambina, si chiude nel bagno, lascia passare un minuto nel quale si guarda un pò intorno, tira l'acqua ed esce.
Il pomeriggio prosegue normalmente per Annalisa, la sua puzza, e le mutande piene.
- Annalisa, tuo papà è arrivato a prenderti!-
Meno male, già si sentiva il sederino in fiamme! Sale in macchina, ma non osa sedersi, così resta in piedi tenendosi nel poggiatesta del sedile davanti.
- Mi sono fatta la cacca...- inizia a dire.
- Si sente, tranquilla!- la interrompe il papà.
A casa la mamma è già li che l'aspetta. Con la punta del pollice e dell'indice, a mo di panno, solleva quall'ammasso di...quella dolce bambina, e la porta in bagno. La spoglia, la siede sul water e da lì le sfila le mutandine (aumentate di una taglia per tutto quel contenuto!) e, senza pensarci glielo lascia sul pavimento ai piedi della tazza. Si assenta giusto il momento per prendere il cambio della bambina. Intanto quest'ultima, essendo piccolina, non arriva a toccare coi piedi per terra, così si mette a muoverli avanti e indietro canticchiando. Un piccolo pezzo di cacca che spunta dalla mutandina le si attacca al calzino, e, schifata lo guarda immobile. Che fare? La mamma rientra nel bagno giusto in tempo per vedere Annalisa muovere il piede velocemente con un pezzo di cacca attaccato, finchè...Pam, finalemente riesce a staccarsi e via, a mo di caccola sparata a mille con le dita parte e si spiaccica al muro.
Purtroppo non si può sapere cosa inizia a sbraitare quella santa donna, poichè le risa della piccola sono nettamente superiori. Tanto da farsi la pipì addosso. Per fortuna è già seduta sulla tazza!
 
Annie
 
 
08 maggio

Un cavallo. Perchè no?

 
Voglio denunciare una violenza.
Io mi sono violentata.
Qual è la mia pena?
Essere ciò che sono,
ma convinta di voler essere altro.
Avere i tratti della mia vera natura.
 
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Cavallo selvaggio.
Mi violento.
E cavalco via.
 
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04 maggio

Una Piccola Storia Ignobile

 
Un sospetto crudel del mal franzese,
un tor danari ò drappi ad interesso,
per darli, verbigrazia, un tanto al mese;
un dirmi ch'io vi torno troppo spesso,
un'eccellenza del signor marchese,
eterno onor del puttanesco sesso;
un morbo un puzzo, un cesso,
un toglier a pigion ogni palazzo,
son le cagioni ch'io mi meni il cazzo.
 
[Il Sonetto Della Puttana - Berni]
 
Quel maiale maschilista e pederasta del Berni non aveva
capito niente di queste donne e delle donne in generale:
aveva fatto bene quello che lo avevo avvelenato.
[Una Piccola Storia Ignobile - Alessandro Perissinotto]
 
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Lei lo guarda dormire. E' abituata al russare dei caproni che dopo essersela battuta in un hotel, si addormentano. Ma lui è diverso. Le piace guardarlo, nudo, con la pancia in giù, abbracciato al cuscino. I muscoli belli definiti della schiena, sono affascinanti, tanto quanto quelle braccia possenti che l'hanno dominata. Natiche perfette, scolpite.
Osservando il suo viso, con la barba sfatta, e la bocca semi aperta, prova ad immaginare quale fosse la sua vita.
Come mai un uomo così bello aveva bisogno di andare a donne?
O come mai un uomo così bello avrebbe dovuto tradire la moglie?
Solitamente non si sofferma mai su questi particolari. Anzi, è sempre inpaziente che il cliente si svegli per riportarla sul posto, prendere i soldi, e partire con un altro servizio. Ma lui è bello. Il suo sesso e la sua pelle sono puliti, profumati.
Avevano fatto sesso, e lei lo avevo sentito. Mentre le era dentro, non pensava a che cifra strappargli, a quale scusa usare per aumentarla. No, se l'era sentito dentro, come non aveva mai sentito nessuno fino ad allora.
Il suo [loro] lavoro è quello di soddisfare i desideri arrapanti di uomini vecchi, obesi e bavosi, e nessuna si è mai preoccupata di godere. Neanche lei, ma quel giorno le rimase addosso il piacere e la passione del vero sesso.
Lui non l'aveva abbordata con lo sguardo famelico e porco di chiunque, ma con un sorriso gentile. Non l'aveva sbattuta nel letto chiamandola troia, ma se la giocò con estrema dolcezza e sensibilità. Lui non si preoccupò di provare piacere, lui gliene donò tanto, quasi con amore.
Lui non fece sesso con una troia. E lei non fece sesso come se fosse un troia.
Immersa in questi pensieri, sempre con lo sguardo fisso sul quell'angelo, prova pena per se stessa. Ma anche una immensa gioia per l'emozione provata.
Lui si sveglia, e con il solito fare dolce, si veste, la veste, parlando del più e del meno come se nulla fosse.
In macchina cantano insieme una canzone che dava la radio, e ridono come due normalissimi amici.
Vedendoli, nessuno penserebbe ad una troia con un cliente. A due amanti si. Addirittura a padre e figlia.
Lei è felice.
- Quanto ti devo?- chiede imbarazzato. Quella domanda arrivava inosorabilmente da tutti. Lui non poteva mancare.
- Niente.-
- Come niente? Per caso non ti è piaciuto?-
- E' stato bellissimo. Appunto per questo non voglio niente. Va' pure.-
E se ne va.
Non sa neanche il suo nome.
Nella mente di lei, dolci parole...
 
...Rimani un pò con me
dammi il meglio che hai,
...Rimani un pò con me
quel che voglio lo sai,
L'hai già capito anche tu,
ne ho un bisogno immenso...
[Un'Ancora Nel Vento - Eros Ramazzotti]
....di Amore.
E lei decide di amarlo. Comunque. Sempre.
 
 
[Annie]