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18 luglio Fammi male e poi salvami.12 luglio Sorrido mentre assaggio quella lacrima salata.Si sveglia alla mattina tutta arruffata, senza preoccuparsi del suo aspetto e resta in pigiama fino a che non è ora di uscire. Non fa colazione, non la fa quasi mai perché è una gran dormigliona e poi si rovinerebbe il pranzo dove comunque non mangia molto. Sembra che il suo stomaco abbia un limite che se supera la fa scoppiare. Si lava i denti e nel mentre attacca un po’ di musica, cantando a voce alta. Le piace cantare. Si mette quella maglietta nuova e se la prova con tutti i pantaloni e con tutte le gonne possibili, alla ricerca dell’abbinamento adatto. Io vivo di queste immagini. Non le stacco gli occhi di dosso neanche un secondo, il mio cuore potrebbe smettere di battere. E il segno del costume che delinea le curve di un corpo che amo. Quando trova il pantalone che le piace se lo lascia addosso e mi sfila davanti più e più volte con un passo da modella esagerata ed un sorriso per il quale morirei. La mia piccola. La prendo, fragile come fosse un farfalla, la bacio e poi la lascio che torni a volare e a farmi volare. Si pettina, litiga con i nodi dei capelli, e poi si sorride e decide che sta bene così, senza trucco. “Ho letto sulla pagina di un mio amico: il segreto è che nella mia cipria c’è quella polvere che sta sulle ali delle farfalle. E’ molto bella come cosa, non è vero?”. Io le sorrido, è la mia poesia, le do ragione. Mi prende la mano e scende veloce le scale, è la mia energia. Spalanca il portone e anche Torino sembra felice di vederla. Anche Torino è gelosa perché lei è mia. Lei è contenta di vedere Torino, ma è me che bacia. E’ me che ama. “Amore sai a cosa pensavo prima?” mi dice mentre ci dirigiamo verso il centro. “No, a cosa?”. “Sai quando Max canta ragione e passione, giovinezza e maturità…? Ecco prima ci ho pensato e…siamo noi, non trovi? Tu ragione, io passione. Io giovinezza e tu maturità. Non è perfetto?”. Assaporo le sue labbra lentamente. “Si, è perfetto”. Sorride felice e mi stringe la mano e io da lì so che non lascerà mai più la presa. Ci mescoliamo tra la folla dove i miei occhi incrociano tante persone che, pur essendo come lei, non hanno quello che ha lei. Lei è purezza in ogni cosa. In ogni gesto. E’ pura quando si specchia nelle vetrine e mi saluta da lì, mandandomi un bacio. E’ amabile quando invade i camerini e si prova abiti strani. La osservo mentre camminiamo, seguo i suoi occhi che si muovono veloci tra le cose e la gente. Chissà a cosa pensa, chissà cosa guarda. E’ buffo sentire alcuni i suoi pareri su delle persone che si sofferma a guardare un po’ di più. Sgrida il vento perché le scompiglia i capelli, ma io la trovo ancora più bella. Le compro un gelato che mangia con gusto, un po’ bambina, un po’ donna. Lecco il gelato dalle sue labbra, mi nutro di lei. Riposiamo su una panchina, amoreggiamo, ridiamo, parliamo. Lei è tutto, tranne noia. “Io amo te” mi dice. “E cosa odi?” le chiedo. Rimane in silenzio, fissa il vuoto. “Tutto il resto” risponde, con gli occhi lucidi. L’abbraccio ancora, è piccola, è mia, e non chiedo altro. Annie.
SABATO 19 PARTO. FINO AL 26. AU REVOIR. |
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